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Tropea

Pizzo

Scilla

Reggio Calabria

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Perla incontrastata del turismo calabrese, la sua storia sembra emergere dal buio dei millenni. C’è chi la vuole fondata da Scipione l’Africano, di ritorno a Roma dopo la vittoria su Cartagine; c’è chi le dà origini assai più remote, chiamando in causa Ausoni, Brezii Aprustini, Enotri, Osci, persino Ercole, il semidio. Secondo la mitologia, quest’ultimo, di ritorno dalla Spagna, sosta in questo giardino e dà la nascita ad una città alla quale legare il proprio nome.

Il cuore della città è Piazza Ercole, da “Portus Herculis”, così chiamata nell’antichità. Per mezzo secolo soggiacque al domonio dei Saraceni, ai quali la strappò con la guerra Niceforo Foca. Nel periodo normanno e poi in quello aragonese, Tropea acquistò un ruolo di primaria importanza nell’attività marinara. Importante porto commerciale, subì varieincursioni turchesche.
Delle varie epoche storiche, Tropea conserva consistenti tracce nel suo centro storico, uno dei più caratteristici della Calabria. E’ il comune più piccolo per estensione del Vibonese, al centro tra i golfi di Gioia e di S. Eufemia, che per la sua bellezza paesaggistica e urbanistica è meta di decine di migliaia di visitatori, provenienti da ogni parte del mondo, i quali si soffermano ad ammirare le severe dimore nobiliari, i decorosi palazzetti (sec. XVI-XVII) dai grandi portali in granito o pietra
tufacea e balconi in ferro battuto. Tropea è un centro balneare fra i più celebri è può meritare il titolo di “capitale delle vacanze”, perché il suo mare, le sue bianche spiagge, attrezzate con stabilimenti balneari, villaggi turistici e ricettività alberghiera, possono competere degnamente con quelle delle più rinomate stazioni turistiche.

 

Cittadina tra le più belle e rinomate del Vibonese, con uno dei borghi più pittoreschi della costa, Pizzu (rupe in dialetto), è arroccato sul pendio di un suggestivo promontorio che si erge a picco sul Tirreno, proprio al centro del golfo di Sant’Eufemia. Sorta, secondo la tradizione, sulle rovine di Napitia, colonia fondata dai Focesi, (il suo nome derivava da Napeo, antico toponimo del prossimo fiume Angitola), la cittadina accolse anche Cicerone e S. Pietro, che qui fece tappa durante il suo viaggio per Roma. Distrutta nel corso del IV secolo d.C. da un attacco dei Saraceni, sarebbe stata ricostruita dai superstiti agli inizi del X secolo. Fin qui la tradizione.
Feudo di Ruggiero di Lauria (1300), fu questi data alla figlia sposa ad uno dei Sanseverino, conti di Marsico. Ancora per successione femminile l’ebbero i Ruffo di Montalto.
Fu poi bene dei Sanseverino di Bisignano e dei Silva, fino all’eversione della feudalità (1806). Inoltre, nel 1363 alcuni monaci basiliani costruirono nella zona un monastero, mentre raccoglitori di corallo, provenienti da Amalfi, vi edificarono la chiesa delle Grazie, poi divenuta chiesa del Carmelo.Pizzo è nelle pagine della grande storia per essere stato luogo della cattura e della fucilazione (13 ottobre1815) di Gioacchino Murat, ex re di Napoli e cognatodi Napoleone Bonaparte, il cui corpo è stato scaricato. nella fossa comune sotto il pavimento della chiesa di
San Giorgio e mai ritrovato.
Costruito su terreno in forte pendio, il suo centro storico è caratterizzato da vichi e strade tra loro collegate da scalette, da antiche fontane, da interessanti residenze signorili, dalle chiese e dall’ariosa piazza con lo “Spuntone”, terrazzo da cui si ammira l’imponente castello aragonese e si gode la vista del mare lametino fino a Capo Vaticano.

 

Scilla è un importante centro turistico della costa Viola, così chiamata per il colore che assumono le
 acque in determinate ore della giornata. Il castello addossato alla costa, le casette colorate accostate una all’altra, lo Stretto con la vista della Sicilia fanno di Scilla un incantevole Paese da visitare. Pieno di storia e mistero richiama i miti e le leggende di Ulisse con Scilla e Cariddi, di Omero e di Dante Alighieri. Le origini di Scilla risalgono ancora prima del periodo magno-greco, quando alcuni pirati la utilizzarono come rifugio. La città ebbe un ruolo molto importante grazie alla sua posizione sullo Stretto. Intorno al VII sec. e anche nel XI sec. la città fu colpita più volte dalle incursioni saracene e passò poi infine in mano normanna, i quali fecero costruire il Castello. In seguito alla dominazione normanna ci fu quella sveva, dopo la quale iniziò un lungo periodo di contrasti tra Angioini e Aragonesi. Nel Seicento la città fu arricchita da Giovanna Ruffo che fece realizzare alcuni edifici importanti tra cui la Chiesa Madre. La cittadina fu poi conquistata da Carlo di Borbone, con il quale iniziò il Regno di Napoli. Per Scilla ci fu un periodo di benessere economico e culturale che però fu interrotto dal terribile terremoto del 1783, che la devastò causando molte vittime e distruggendo parecchi edifici. Durante l’Ottocento la città godette di un periodo di grande floridezza grazie alla sua posizione sullo Stretto. Una delle attività più redditizie era la pesca del pesce spada, che ha origini antichissime e che si pratica ancora oggi con caratteristiche imbarcazioni chiamate “Spadare”.

 

Disposta in modo lineare lungo la costiera calabra dellostretto di Messina, ha un aspetto regolare e moderno e può essere considerata una " città nuova ":risorse infatti dopo che il 28 dicembre del 1908 un violentissimo terremoto ebbe distrutto completamente la " città vecchia ", a sua volta opera della ricostruzione seguita ad un altrettanto catastrofico sisma, quello del 1783. Il suo abitato agli inizi del '900 si estese rapidamente verso il porto, situato a poco meno di 2 km. a nord del nucleo antico, e la città assunse funzioni di crescente rilievo : vi posero sede gli uffici di un dipartimento marittimo e di un dipartimento ferroviario, la soprintendenza per le arti e le antichità delle regioni bruzia e lucana, una stazione sperimentale per i derivati degli agrumi e vi sorsero numerose aziende per l'esportazione di agrumi, di olii e di vini delle riviere e di legno dell'Aspromonte. La popolazione salì quindi con notevole rapidità : da 25.800 abitanti nel 1861 a poco più di 30.000 nel 1881 e a 33.000 nel 1901. Nel 1951, a ricostruzione avvenuta, la popolazione ( 140.734 ab. ) si era quasi quintuplicata rispetto a quella degli inizi del secolo. Al tempo stesso, per effetto di una politica di mera costruzione edilizia, la città assunse un carattere di terziarizzazione abnorme, priva com'era di una base industriale, ad eccezione di alcune attività connesse con il suo ruolo di scalo marittimo e ferroviario e con le produzioni di generi alimentari e di derivati degli agrumi. L'antica Reggio, dopo Cuma la più antica colonia greca in Italia meridionale, fu fondata nello stesso sito della città moderna, da coloni provenienti da Calcide di Eubea e da calcidesi di Zancle ( 730-720 a.C. ca. ).